Commento
L’utilizzo del dispositivo respiratorio a flussi elevati (HFNC) rappresenta una soluzione oramai entrata nella routine pratica per il miglioramento della cura dei pazienti affetti da insufficienza respiratoria acuta. Ciò nonostante non è mai stato individuato un protocollo pratico per facilitarne la sospensione, in coincidenza con il miglioramento clinico del paziente e per ottimizzare indicatori clinici quali durata della degenza, specie di quella all’interno dell’area critica o post-critica.
In questo articolo interessante, gli autori avanzano una proposta pratica al riguardo, basandosi sulla individuazione di un approccio ragionato “a gradini” e basato sulla identificazione di criteri guida di tipo fisiologico. La sottostante immagine, riprodotta dall’articolo originale, conduce il lettore attraverso questo protocollo verso l’obiettivo finale.

Il processo suggerito riguarda la graduale riduzione e minimizzazione delle regolazioni dell’HFNC, sia il flusso che la frazione di ossigeno inspirato (FiO₂) e non può prescindere da un monitoraggio continuo e accurato dei segni clinici e delle ragioni fisiologiche che possono condurre nell’avanzamento verso la sospensione. Fra le considerazioni fisiologiche principali di cui tenere conto per l’avanzamento del processo vi sono le valutazioni sui relativi contributi che ipossia e ipercapnia determinano nel corso dell’episodio acuto.
Poiché l’utilizzo e la valutazione sulla durata di utilizzo di HFNC nel contesto clinico pratico non sono situazioni di banale o limitato significato, sono oggi in fase di avanzata sperimentazione alcuni sistemi che, applicando tecniche di intelligenza artificiale generativa, sono in grado di fornire con ottima accuratezza e partendo da dati clinici e fisiologici rilevabili dai pazienti sia all’ingresso che dopo un breve tempo di applicazione della cura, la previsione del possibile successo o dell’insuccesso di HFNC (e dunque anche la possibilità di sospenderla).
Abstract
La ventilazione con cannule nasali ad alto flusso (HFNC) è una terapia di prima linea per i pazienti con insufficienza respiratoria acuta. Nonostante l’aumento dell’utilizzo dell’HFNC negli ultimi anni, accelerato in parte dalla pandemia di COVID-19, mancano evidenze di alta qualità che ne guidino l’interruzione. Le decisioni su quando e con quale rapidità ridurre la portata, la FiO2 o entrambe simultaneamente sono spesso lasciate alla discrezione dei medici, senza una chiara indicazione su un approccio ottimale. La mancata riduzione del supporto all’HFNC quando clinicamente appropriato ha molte potenziali conseguenze, come il prolungamento della degenza in terapia intensiva/ospedale, l’aumento dei costi sanitari e la riduzione della disponibilità di risorse ospedaliere limitate. Con l’obiettivo di migliorare l’efficienza assistenziale e l’utilizzo delle risorse tra i pazienti ospedalizzati con insufficienza respiratoria acuta, proponiamo un approccio standardizzato per l’interruzione dell’HFNC incentrato sulla “liberazione” (simile agli studi sulla respirazione spontanea per i pazienti sottoposti a ventilazione meccanica), utilizzando un approccio graduale guidato dalla fisiologia.
Fonte: https://journal.chestnet.org/article/S0012-3692(25)00155-2/fulltext